L’eredità emotiva: Guardando indietro a quei nove giorni e otto notti sospesi sull’altoforno, qual è l’immagine che ti torna in mente con più forza quando pensi ai tuoi compagni lassù?
“La responsabilita’ che mi ero preso di aiutarli a resistere e la forte motivazione che ci univa,la
preoccupazione per il freddo che pativano e per il disagio fisico che provavano.“.
Il senso della “vittoria”: Nel testo scrivi che chi pensa che ne siate usciti sconfitti “non ha capito nulla”. A distanza di anni, come definiresti oggi quella vittoria, sebbene la fabbrica sia stata poi smantellata?
“Il senso di orgoglio che ci accompagna ancora oggi per aver voluto mettere in gioco le
nostre vite e aver difeso i valori del lavoro dignitoso e rispettato.“.
Il “sesto uomo” oggi: Tu sei stato il punto di riferimento a terra, il ponte tra il tetto e il mondo. Quel ruolo di responsabilità e di attesa estenuante ha cambiato il tuo modo di intendere la solidarietà nel lavoro?
“Si, quel ruolo di responsabilita’ di attesa estenuante non ha cambiato il mio modo di intendere
la solidarieta’ nel lavoro, anzi lo ha rinforzato, aiuto reciproco, rispetto e comunione di intenti.“.
La profezia del “Gigante”: Avevate previsto che la speculazione avrebbe divorato le viscere della fabbrica. Vedere oggi quel sito industriale ridotto a archeologia o trasformato in altro, che effetto ti fa rispetto alle battaglie fatte nel 2009?
“Mi lascia nostalgia ,rabbia e senso di impotenza.”.
Il legame con i “Cinque”: Quella “fratellanza indistruttibile” nata tra il fumo e le lamiere è sopravvissuta al passare del tempo e alla routine della vita quotidiana dopo la fine del presidio?
“SI, il legame e’ sopravissuto al passare del tempo.
Qualcuno di loro purtoppo si e’ ammalato e qualcuno ci ha lasciato, ma negli anni ci siamo sempre cercati, sentiti, raccontati e incontrati.“.
La dignità contro il profitto: Nel testo ringrazi provocatoriamente i responsabili del dissesto per averti permesso di scrivere questa storia. Se potessi incontrarli oggi, avresti ancora la stessa rabbia o prevale la consapevolezza di aver salvato la vostra dignità?
“Entrambe le cose, proverei la stessa rabbia e sarei consapevole di avere preservato la mia dignita’
di persona e di lavoratore.“.
L’impatto sui giovani: Cosa diresti a un giovane lavoratore di oggi che si trova davanti a una crisi aziendale o a una delocalizzazione, portando l’esperienza del tetto della Metalli Preziosi come esempio?
“A dei giovani che si trovassero nella nostra stessa situazione direi che e’ importante non sottomettersi e
rassegnarsi alle decisioni che stanno dietro alla logica del profitto a tutti i costi e quindi di lottare per dimostrare il proprio valore e la propria dignita’ umana e lavorativa.
Anche se a livello pratico non dovessero ottenere quello che sperano.“.
Il valore del “Rapporto”: Il tuo testo incrocia dati freddi (atti parlamentari, bilanci) con un’umanità caldissima. Pensi che documentare i fatti sia stato l’unico modo per evitare che la vostra storia venisse cancellata dalla memoria collettiva?
“Credo che documentare i fatti sia l’unico modo per evitare che la nostra storia e la storia di altre realta
produttive messe in crisi da speculazioni finanziarie e non, sostenute da politici invece asserviti a tali
logiche, venga cancellata dalla memoria collettiva.“.
Il momento della discesa: Quando avete tolto la scala lasciando i garanti sul tetto, avete compiuto un atto simbolico di “potere operaio”. È stato quello il momento in cui hai capito che avevate ripreso in mano il vostro destino, a prescindere dall’esito economico?
“Volevamo far capire a tutti quelli rimasti sul tetto cosa avevamo passato, in che stato e cosa eravamo in grado di fare pur di ottenere quello che volevamo. Un nostro diritto”.
L’oro dei petti: Hai scritto che l’oro più prezioso batte nei petti di chi non si arrende. Dopo mille giorni di presidio e anni di distanza, quel “battito” è ancora forte o senti che la società ha dimenticato il valore del lavoro manuale e della resistenza industriale?
